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La storia della bonifica dei valichi montani e
della messa in esercizio di vie e mezzi di comunicazione è
una storia che coinvolge spesso gli interessi di comunità
anche molto lontane. Nel breve periodo tra l'autunno del 1816 e
l'estate del 1818 la questione della trasversale alpina carreggiabile
vide affacciarsi al tavolo di una sofferta trattativa i cantoni
Ticino, Grigioni, Lucerna, Berna e Basilea, l'Austria e il Regno
di Sardegna. Lo scacchiere di allora ha meccanismi e geometrie che
poi diventeranno consuetudini e abitudini diffuse di tavoli a noi
più vicini e familiari. Forse le forze in gioco non sono
più le stesse, forse anche le modalità ci appariranno
oggi più discrete e raffinate. A condurre verso la buona
scelta il Gran Consiglio ticinese di quegli anni, a indurlo a "dare
un calcio" (come disse Stefano Franscini) all'opzione del San Bernardino,
già trattata e garantita con il cantone Grigioni, c'è
chi disse fossero intervenute "tabacchiere, anelli e luigi d'oro
distribuiti da agenti piemontesi e austriaci per corrompere i deputati".
La storia della strada del Passo del San Gottardo è - detto
banalmente - una storia complessa. Le questioni riguardanti i grandi
transiti di merci da Nord a Sud si affiancano, in un sistema articolato,
a quelle che riguardavano il governo del cantone Ticino, le dispute
locali sul libero mercato dei trasporti e l'avidità degli
impresari locali. Per non dimenticare le difficoltà del ceto
contadino nel cavalcare la svolta epocale che lo vide in un qualche
modo combattuto tra l'aggrapparsi al vecchio regime o adattarsi,
non senza qualche disagio e qualche goffaggine, al nuovo che lo
stava travolgendo: assecondando il trasporto ancien régime
con muli e buoi, oppure occupandosi nelle attività della
nuova strada: anche se non mancarono certo episodi di resistenza,
pure se involontaria e inconsapevole, agli eventi e alle nuove mentalità.
Come quello del 15 maggio del 1845 di cui il quadretto che segue:
"per sgombrare la neve si trovavano al lavoro 91 persone, l'appaltatore
promette di aumentarne il numero ma il personale é scarso
perché alcuni non si presentano a lavorare a motivo dei continui
venti freddi. Altri non possono intervenire perché occupati
al raccolto di qualche erbaggio pel bestiame, scarsi e cari essendo
i fieni".
Ma la vicenda del Passo è anche la
vicenda di figure individuali particolari: come quella, paradigmatica,
del Consigliere di Stato Caglioni, interessato e appassionato alla
risoluzione di tensioni e incomprensioni con il canton Uri, che
al ritorno da una fallita conciliazione con quel governo, nell'ottobre
del 1825, "fu colpito da una terribile apoplessia al discendere
dal Gottardo, circa un miglio al disopra di Airolo, e spirò
malgrado i soccorsi che gli vennero prodigalizzati dall'afflittissimo
suo collega e compagno di viaggio l'Ill.mo sig. Landamano Maggi
e dal loro seguito, nell'ancor robusta età di 62 anni".
O ancora la figura di Francesco Meschini, il vero costruttore della
strada ottocentesca della Tremola, la cui biografia, condizionata
dal "filtro dell'ostracismo", ci appare oggi scarsa e
sinistramente negletta. Gli aspetti legati alla costruzione di una
strada sul Passo del San Gottardo si intrecciano e si incrociano,
allontanandoci spesso dalle direttrici principali di questa memorabile
vicenda.
Il problema politico, le scelte di gestione e amministrazione del
valico (l'appalto pubblico, la concessione a privati, le società),
i tariffari, l'ospitalità ai margini della strada, i carichi,
i dazi, il servizio viaggiatori e quello postale, gli aspetti minori.
Tra questi ultimi, colpiranno per esempio il linguista le disposizioni
riguardanti l'appalto alla società Sozzi per la cura dell'albergo
e della manutenzione della strada, del 1837. Qui, ai punti 4. e
12., si insisterà sul fatto che "per suo aiutante fino
a primavera si debba avere un uomo fidato che sappia parlare tedesco,
e registrare convenientemente sul giornale" e che "saranno
accordate due serve delle quali una che parli tedesco, e potranno
queste nell'inverno cucire e preparare il mobile per l'Albergo".
Governare la complessità di temi maggiori e minori è
l'esigenza primaria che si pone allo storico che voglia tracciare
e approfondire le caratteristiche portanti di questa vicenda.
Le scelte più originali di Giorgio Bellini in questa direzione
sembrano essere in sostanza due: la prima riguarda la concessione
di spazi amplissimi alla citazione, alle voci vive delle testimonianze
documentarie (opzione retta dalla felice scelta editoriale di scaricare
il lettore dalla citazione puntuale e sistematica delle fonti, che
è ripresa per altro con il ricorso a uno strumento elettronico
esterno, un dischetto che l'editore fornirà, su richiesta,
agli interessati).
La seconda opzione riguarda l'organizzazione testuale del saggio:
che riprende i contenuti in sedi separate, portando a termine la
trattazione di ognuno di essi senza il timore di dover tornare,
passando al prossimo capitolo, a situazioni cronologiche precedenti.
Il lettore viene accompagnato fino alle soglie più recenti
di un aspetto del problema, per poi riprendere da principio, con
il prossimo argomento, nello scorrere dei mesi e degli anni. Altri
aspetti per i quali quest'opera merita di essere accostata riguardano
la ricchezza dell'apparato delle illustrazioni e le appendici, con
la rassegna per esteso dei principali e più significativi
documenti d'archivio consultati.
La storia della costruzione della Strada cantonale del San Gottardo
coincide, come visto, con la storia di un giovane cantone svizzero
e delle figure che ne caratterizzarono, a vari livelli, i primi
decenni di vita.
E' anche, e Bellini non tralascia mai di ricordarcelo, la storia
delle comunità che vi si affacciarono. Testimoni di cambiamenti
drammatici, la cui velocità non fu certo minore di quella
che caratterizza i cambiamenti di oggi. Quest'opera potrebbe essere
idealmente dedicata ai depositari della memoria orale legata a quell'epopea,
a chi ancora oggi conosce i luoghi che la ospitarono e a chi ancora
conserva i tratti della civiltà che, d'un tratto, quest'ultima
cominciò a cancellare. E' infine anche forse di conforto
la visione complessiva, lontana nel tempo e disinteressata, di strappi
e dolori personali, di momenti drammatici, di sciagure di montagna,
di distruzioni e disastri.
Stefano Vassere
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