Giorgio Bellini
La strada cantonale del San Gottardo
illustr. b/n e colori
cm 17 x 24, pagg. 224
ISBN 88-85232-03-5
Fr. 55.- [+ spese di sped.]
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Giorgio Bellini
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Tremola  

Giorgio Bellini

La strada cantonale del San Gottardo
Storia e storie della Tremola dall'Ottocento ai giorni nostri
Data l'importanza tecnica, economica e simbolica della strada cantonale del San Gottardo, questo libro viene finalmente a colmare una lacuna.

   

La storia della bonifica dei valichi montani e della messa in esercizio di vie e mezzi di comunicazione è una storia che coinvolge spesso gli interessi di comunità anche molto lontane. Nel breve periodo tra l'autunno del 1816 e l'estate del 1818 la questione della trasversale alpina carreggiabile vide affacciarsi al tavolo di una sofferta trattativa i cantoni Ticino, Grigioni, Lucerna, Berna e Basilea, l'Austria e il Regno di Sardegna. Lo scacchiere di allora ha meccanismi e geometrie che poi diventeranno consuetudini e abitudini diffuse di tavoli a noi più vicini e familiari. Forse le forze in gioco non sono più le stesse, forse anche le modalità ci appariranno oggi più discrete e raffinate. A condurre verso la buona scelta il Gran Consiglio ticinese di quegli anni, a indurlo a "dare un calcio" (come disse Stefano Franscini) all'opzione del San Bernardino, già trattata e garantita con il cantone Grigioni, c'è chi disse fossero intervenute "tabacchiere, anelli e luigi d'oro distribuiti da agenti piemontesi e austriaci per corrompere i deputati". La storia della strada del Passo del San Gottardo è - detto banalmente - una storia complessa. Le questioni riguardanti i grandi transiti di merci da Nord a Sud si affiancano, in un sistema articolato, a quelle che riguardavano il governo del cantone Ticino, le dispute locali sul libero mercato dei trasporti e l'avidità degli impresari locali. Per non dimenticare le difficoltà del ceto contadino nel cavalcare la svolta epocale che lo vide in un qualche modo combattuto tra l'aggrapparsi al vecchio regime o adattarsi, non senza qualche disagio e qualche goffaggine, al nuovo che lo stava travolgendo: assecondando il trasporto ancien régime con muli e buoi, oppure occupandosi nelle attività della nuova strada: anche se non mancarono certo episodi di resistenza, pure se involontaria e inconsapevole, agli eventi e alle nuove mentalità. Come quello del 15 maggio del 1845 di cui il quadretto che segue: "per sgombrare la neve si trovavano al lavoro 91 persone, l'appaltatore promette di aumentarne il numero ma il personale é scarso perché alcuni non si presentano a lavorare a motivo dei continui venti freddi. Altri non possono intervenire perché occupati al raccolto di qualche erbaggio pel bestiame, scarsi e cari essendo i fieni".

Ma la vicenda del Passo è anche la vicenda di figure individuali particolari: come quella, paradigmatica, del Consigliere di Stato Caglioni, interessato e appassionato alla risoluzione di tensioni e incomprensioni con il canton Uri, che al ritorno da una fallita conciliazione con quel governo, nell'ottobre del 1825, "fu colpito da una terribile apoplessia al discendere dal Gottardo, circa un miglio al disopra di Airolo, e spirò malgrado i soccorsi che gli vennero prodigalizzati dall'afflittissimo suo collega e compagno di viaggio l'Ill.mo sig. Landamano Maggi e dal loro seguito, nell'ancor robusta età di 62 anni".
O ancora la figura di Francesco Meschini, il vero costruttore della strada ottocentesca della Tremola, la cui biografia, condizionata dal "filtro dell'ostracismo", ci appare oggi scarsa e sinistramente negletta. Gli aspetti legati alla costruzione di una strada sul Passo del San Gottardo si intrecciano e si incrociano, allontanandoci spesso dalle direttrici principali di questa memorabile vicenda.
Il problema politico, le scelte di gestione e amministrazione del valico (l'appalto pubblico, la concessione a privati, le società), i tariffari, l'ospitalità ai margini della strada, i carichi, i dazi, il servizio viaggiatori e quello postale, gli aspetti minori. Tra questi ultimi, colpiranno per esempio il linguista le disposizioni riguardanti l'appalto alla società Sozzi per la cura dell'albergo e della manutenzione della strada, del 1837. Qui, ai punti 4. e 12., si insisterà sul fatto che "per suo aiutante fino a primavera si debba avere un uomo fidato che sappia parlare tedesco, e registrare convenientemente sul giornale" e che "saranno accordate due serve delle quali una che parli tedesco, e potranno queste nell'inverno cucire e preparare il mobile per l'Albergo". Governare la complessità di temi maggiori e minori è l'esigenza primaria che si pone allo storico che voglia tracciare e approfondire le caratteristiche portanti di questa vicenda.
Le scelte più originali di Giorgio Bellini in questa direzione sembrano essere in sostanza due: la prima riguarda la concessione di spazi amplissimi alla citazione, alle voci vive delle testimonianze documentarie (opzione retta dalla felice scelta editoriale di scaricare il lettore dalla citazione puntuale e sistematica delle fonti, che è ripresa per altro con il ricorso a uno strumento elettronico esterno, un dischetto che l'editore fornirà, su richiesta, agli interessati).

La seconda opzione riguarda l'organizzazione testuale del saggio: che riprende i contenuti in sedi separate, portando a termine la trattazione di ognuno di essi senza il timore di dover tornare, passando al prossimo capitolo, a situazioni cronologiche precedenti. Il lettore viene accompagnato fino alle soglie più recenti di un aspetto del problema, per poi riprendere da principio, con il prossimo argomento, nello scorrere dei mesi e degli anni. Altri aspetti per i quali quest'opera merita di essere accostata riguardano la ricchezza dell'apparato delle illustrazioni e le appendici, con la rassegna per esteso dei principali e più significativi documenti d'archivio consultati.
La storia della costruzione della Strada cantonale del San Gottardo coincide, come visto, con la storia di un giovane cantone svizzero e delle figure che ne caratterizzarono, a vari livelli, i primi decenni di vita.

E' anche, e Bellini non tralascia mai di ricordarcelo, la storia delle comunità che vi si affacciarono. Testimoni di cambiamenti drammatici, la cui velocità non fu certo minore di quella che caratterizza i cambiamenti di oggi. Quest'opera potrebbe essere idealmente dedicata ai depositari della memoria orale legata a quell'epopea, a chi ancora oggi conosce i luoghi che la ospitarono e a chi ancora conserva i tratti della civiltà che, d'un tratto, quest'ultima cominciò a cancellare. E' infine anche forse di conforto la visione complessiva, lontana nel tempo e disinteressata, di strappi e dolori personali, di momenti drammatici, di sciagure di montagna, di distruzioni e disastri.


Stefano Vassere