Che Ivan Fontana sia un creativo non lo scopriamo certamente sfogliando questa raccolta di poesie. Un architetto sta alla creatività come la luce a una giornata di sole, e le case progettate da Ivan sono la prova tangibile della sua vena creativa.
Progettare edifici però evidentemente non gli bastava più, ed allora ecco la rincorsa di una creatività nuova - che per qualcuno potrebbe forse addirittura apparire spericolata laddove sfocia nel rendere pubblico il proprio lavoro - veicolata dentro la realtà delle parole.
È la poesia, infatti, l’ultima frontiera della creatività di Ivan Fontana e v’è da credere che dietro questo lavoro – che a ben vedere ci sorprende e ci emoziona – ci sia un mondo diviso a metà tra la soddisfazione e la fatica.
La soddisfazione è quella di vedere sgorgare dal quotidiano, come un’acqua di sorgente, una produzione di versi che rappresenta il frutto di un vissuto intenso, di una ricerca interiore che si legge senza difficoltà tra le righe.
La fatica è, oserei dire, da leggere su due piani. Nel senso che scrivere spesso è faticoso, quando non trascina addirittura nel campo della sofferenza. Scrivere è faticoso perché richiede di dare un senso compiuto a sentimenti che albergano nel nostro animo e non sono sempre di facile individuazione, se non percorrendo strade a volte tortuose.
E poi c’è un’altra fatica, che arriva quando la produzione è finita, e nasce il tormento del mettersi in gioco fino in fondo, rendendo pubblico o meno il proprio lavoro.
Ivan ha superato ogni ostacolo e si offre a noi senza reticenze, con una produzione che lo illumina di una luce nuova, lo propone come forse qualcuno non se lo sarebbe mai aspettato.
Così, ecco un primo aggancio alla sua poesia, che mi par di poter rivolgere a questo punto al lettore. È, quest’aggancio, col lavoro che s’intitola “Spegni la mente”.
[...]
Spegni la mente
che occupa tutto lo spettro dei pensieri
dei dubbi e delle possibilità
e ripete ancora e ancora
pensieri sterili e già pensati
polverose vie già percorse
a lungo ed in cerchio ostinatamente
senza approdare a nulla.
Spegni finalmente la mente
e apri gli occhi alla realtà
senza giudizio
adesso.
[...]
Spegnete la mente anche voi lettori, dimenticate le polverose vie già percorse, lungo le quali s’inerpicava il vostro giudizio. Aprite invece gli occhi alla realtà (nuova) di una persona capace di sorprendervi, senza esprimere però un giudizio, adesso.
Il giudizio si deve rimandare al termine della lettura del lavoro di Ivan, a patto di essersi spogliati di ogni preconcetto, di aver dimenticato l’immagine che avevamo di lui.
C’è una forte ricerca interiore in questo lavoro dell’architetto-poeta Ivan Fontana. E vi si legge a volte disagio, sofferenza, distacco rispetto ad una società della quale Ivan non sembra condividere gli aspetti più eclatanti. Ma questo distacco, lungi dal creare dolore, approda, nemmeno troppo paradossalmente, ad una visione positiva della vita, al trionfo del “bene”: anche vissuta in solitudine, qualche volta fuori dagli schemi, la vita è bella e sa offrire, a coloro che li sanno cogliere, attimi di completo appagamento.
Mi permetto, in questo senso, di segnalare un titolo: “Straniero”. In questo lavoro, dopo una serie di negazioni che potrebbero far temere il… peggio, arriva l’attimo di pace e serenità: non sono questo o quello, non appartengo, ma “sono” perché vivo e, consapevole di questo, sono felice.
Oppure, ancora, nel finale de “La casa”:
[...]
e sento tutta la struggente bellezza
di un amore per la vita
che non conosce divenire
ma solo immensa, eterna, meraviglia.
La meraviglia di vivere, la meraviglia di andare alla scoperta di un mondo che, seppur tra le insidie, i trabocchetti, i luoghi comuni, le mezze verità o le bugie, ci permette incontri straordinari.
E di scoprire che l’architetto, senza essere camaleonte, è tranquillamente capace di trasformarsi in poeta.
Tarcisio Bullo |