Patto di Torre Il Patto di Torre del 1182
Traduzione letterale italiana
Nel nome di Cristo. L'anno del Signore 1182, nel mese di Febbraio, indizione XV, giurarono, in comunione, i vallerani di Blenio e i vallerani di Leventina, tutti ai santi vangeli di Dio, che il Castello che è stato edificato in Curtero, assedieranno con buona fede e manterranno questo assedio sino alla presa di esso castello, salvo se rimarrà per licenza del signor nostro O. arciprete.

Parimenti giurarono che, secondo il loro potere, impediranno che nessuno faccia alcun castello in tutta la valle di Blenio o in tutta la valle Leventina, se non col comune consenso di tutti i vallerani di entrambi le valli.
E se alcuno costruisse qualche castello in tutta la val di Blenio e il comune dei vallerani di Blenio o la maggior parte richiedesse i vallerani di Leventina a distruggere il castello, essi vallerani di Leventina saranno tenuti ad aiutarli.
E se qualcuno facesse qualche castello in tutta la val Leventina e il comune dei vallerani di Leventina o la maggior parte di loro, richiedesse ai vallerani di Blenio a distruggere il castello, essi saranno tenuti ad aiutarli.
Inoltre giurarono tutti i vallerani di Blenio che Artusio di Torre o fratello di lui, o figlio, o chiunque della loro progenie, non avrà nessuna avogardia o alcun altro ufficio, cioè di giudice o di notaio, nella corte Sala se entro il giorno di domenica non avrà restituito il predetto castello nelle mani del signor Arciprete.
Da ultimo giurarono tutti i vallerani di Blenio che non terranno i placiti, nei quali sono soliti regolare le loro cose, per tre giorni del mese di novembre ogni anno, nel luogo Sala, sotto alcuna potestà abitante in val di Blenio nè in valle Leventina, dal Monte Tennero e dal Sasso di Pino fino al Lucomagno ed al culmine della Greina. Perchè così convennero tra loro.
E questa concordia così in ogni tempo ferma e stabile rimanga. Fatto nel luogo di Torre.
Questo fu eseguito per ordine del signor O. arciprete e per consenso e volontà dei vallerani di entrambe le valli, cioè di Blenio e Leventina.

Io Giovanni, notaio, per ordine del signor mio l'arciprete O. scrissi. (S.T.) Io, Filippo di Leventina, notaio, questa carta trascrissi esattamente dall'autentico (originale) da me visto e letto; e, come in esso è contenuto, si legge anche in questa copia, e non aggiunsi nè diminuii, salvo forse, per ignoranza, qualche lettera o sillaba più o meno.